Belladonna

Belladonna

La belladonna è una pianta a fiore (angiosperme dicotiledoni) della famiglia delle Solanaceae, essa cresce sporadica nelle zone montane e submontane fino ad una altitudine di 1400 metri, predilige i suoli calcarei e i margini di boschi freschi e ombrosi, come le faggete. Allo stato selvatico è presente in Europa centraleAfrica settentrionale e Asia occidentale fino al Pakistan. In Italia si può incontrare nei boschi delle Alpi e Appennini.

Quale origine per il suo nome?

L’epiteto specifico belladonna fa riferimento ad una pratica che risale al Rinascimento: le dame usavano un collirio basato su questa pianta per dare risalto e lucentezza agli occhi a causa della sua capacità di dilatare la pupilla, un effetto detto midriasi dovuto all’atropina, che agisce direttamente sul sistema nervoso parasimpatico.

La belladonna nell’orto della strega Matteuccia

Appartenente alla famiglia delle solanacee – si legge nel Quaderno dell’orto della strega Matteuccia – la belladonna ha un nome scientifico composto di due parti degne di nota: Atropos che nell’antica grecia era il nome di una delle tre Parche: Atropo, Cloto e Lachesi.

Esse erano il Fato o Destino ed Atropo era colei che, mentre le altre due filavano il filo della vita, era pronta con delle forbici nel tagliarlo al momento in cui la vita dell’essere umano sarebbe dovuta finire, inesorabilmente.

L’epiteto scientifico è invece belladonna, termine che risale fino al rinascimento quando le cortigiane, soprattutto
veneziane, usavano qualche goccia del suo estratto da mettere negli occhi per far dilatare le pupille ed apparire più affascinanti. Al tempo delle streghe era appunto uno dei componenti chiave della miscela per il volo e serviva per la realizzazione di un olio particolare detto “sussurro delle streghe” indispensabile durante i Sabba.

Belladonna, erba psicotropa

Le erbe a cui si possono attribuire facoltà psicotrope sono soprattutto appartenenti alla famiglia delle solanacee tra cui annoveriamo la Belladonna, il Giusquiamo, la mandragora e lo stramonio. Per l’alto contenuto di sostanze attive come la scopolamina, iosciamina e atropina, esse possono avere effetti psicoattivi a basse o bassissime concentrazioni ma anche tossiche o letali se assunte in modo scorretto.

È proprio la precisione nel dosare tali erbe che ci conferma come, prima di essere streghe o fattucchiere, le figure di cui tanto si è parlato in questo giardino siano state delle profonde conoscitrici di erbe che provavano sulla propria pelle la ricerca del miscuglio perfetto che, nella credenza, le avrebbe indissolubilmente “legate al demonio”.

La belladonna in 3D

Il disegno 3D della Belladonna, e i sassi che la circondano, sono stati realizzati così: per i petali ho utilizzato un’Ogiva, per prima cosa ho provato a ricreare il giusto colore dei petali, poi, dopo averlo ritagliato ho scelto la base, rovesciando un Tangent Ogive, facendo alcune prove sono riuscito a dare la giusta angolazione ad ogni petalo, ho poi creato un foro al centro dei petali dove poi sono andato a collocare delle forme, simili a dei fili, trasformandole poi negli Stami e utilizzando poi delle piccole sfere come Antere.

Per il gambo del fiore ho semplicemente disegnato la forma e di conseguenza ho applicato il fiore sulla punta.

Parlando delle ” rocce ” che vanno a formare una specie di muretto, ho smussato i lati dei cubi e li ho ridimensionati in modo che formassero, per l’appunto un muretto.