Menta, vista da Davide

Menta, vista da Davide

La menta – secondo Wikipianta – è una pianta aromatica perenne appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Si tratta di una pianta il cui fusto può raggiungere un’altezza anche fino ad un metro. Le sue foglie sono compatte, opposte, dalla forma lanceolata, il cui colore va dal verde al violetto. I fiori sono aggregati in infiorescenze che terminano a capolino.

La menta è una pianta originaria del continente europeo.

La menta nell’orto della strega Matteuccia

La menta è detta l’erba di Santa Maria perchè durante la fuga in Egitto Maria la benedì per aver rinfrescato la sacra famiglia facendo uscire piccole goccioline di acqua dalle foglie, la menta compare nella notte di San Giovanni come protettrice dai serpenti. È per altro tradizione romana mangiare in questa notte la mentha (intesa come mentha pulegium comunemente detta mentuccia) con le lumache ritenute queste animali consacrati alla luna perchè, da intendersi come chiocciole, esse sono legate indissolubilmente all’ambiente acquatico, hanno il guscio a forma di spirale ed entrando ed uscendo dallo stesso simboleggiano i cicli lunari e quindi i cicli vitali.

Il nome menta deriva dal greco “myntha”. La leggenda narra che una ninfa, dal nome myntha, fu trasformata in erba da Persefone perché era amante di Dite.

La menta nelle tradizioni locali e in cucina

I decotti di camomilla selvatica, maggiorana e menta – si legge nel “Quaderno dell’orto della strega Matteuccia” – avevano fama di essere calmanti; per le curare le ferite venivano utilizzate cortecce di rami verdi di olmo, applicate facendo coincidere la parte tagliata sulla ferita e applicate come cerotti. Il decotto di fico veniva ritenuto utile per favorire la fluifidicazione del catarro, al pari di pere e mele cotte sotto la brace; della misticanza preparata con molte erbe (cicoria selvatica, radicchio, raponzoli…) e condita con olio d’oliva si diceva che “addolcisce il sangue”.

Tante le ricette della cucina popolare umbra che impiegavano erbe selvatiche o curative tra gli ingredienti: un po’ in tutta l’Umbria le frittelle di farina e acqua o pasta da pane conosciute come arvoltoli, fregnacce o altri nomi, con
germogli di vitalba, o menta, o rosmarino o salvia nell’impasto. Torte salate farcite con erbe varie (nel Folignate le rocciate, a Nocera Umbra il bisciarello, in Valnerina le fojate); frittate con aglietto fresco, con gli asparagi selvatici,
luppolo, mentuccia, germogli di vitalba, erbe selvatiche miste; l’acquacotta con la mentuccia; a Orvieto la bistecca del curato (con basilico, maggiorana, mentuccia, rosmarino e alloro); i piatti di selvaggina e carne aromatizzati con i capperi, che ancora crescono, seppure dimenticati, su molte antiche muraglie).